giovedì 7 novembre 2013

Federico

E intanto la vita è passata; mi sono distratta, è stato un attimo.
Ma dov'è andato adesso lo scemo del villaggio?

http://m.youtube.com/watch?v=k9kcWcP9504&desktop_uri=%2Fwatch%3Fv%3Dk9kcWcP9504l

venerdì 25 ottobre 2013

Ospitalità

Palermo. Entro in un bar a metà pomeriggio:
- Buonasera, vorrei una bottiglietta d'acqua.
- Prenda, è nel frigo.
Prendo, appoggio un euro sul bancone.
- 80 centesimi
- ...c'è scritto un euro...
Lei mi guarda, sorride.
- Lo so.

sabato 12 ottobre 2013

Letteratura portoghese

Circa un mese fa sono entrata in una Libreria. Ho chiesto chi fossero i portoghesi da leggere, dopo Pessoa e Saramago.
Il Libraio mi ha risposto a caldo:
- Equatore di Sousa Tavares. E qualcosa di Lobo Antunes.
Un libraio che merita la L maiuscola.

Ho letto, direi che ho bevuto Lobo Antunes: superate le prime pagine faticose e dense, presa l'abitudine ad affrontare riga dopo riga una scrittura che straripa, il lungo doloroso monologo di In culo al mondo coinvolge, avvolge, e ci si trova ad affondare in una mattina grigia in cui tutti si affaccendano mentre uno, almeno uno, affonda irrimediabilmente nel non-senso di ricordi troppo difficili per essere condivisi. Parla di guerra, di orrore; e lo fa con crudezza e disincanto, un modo per difendersi si direbbe. Ma parla anche di amore, e ci riesce altrettanto bene. Di amore perduto, di nostalgia. Di più: parla di sesso, ed è credibile. Non volgare, non melenso, non ammiccante: vero.

Con Sousa Tavares sto arrancando tuttora, vedremo.

Nel frattempo sono stata in Portogallo e sono tornata, ho scoperto che dietro il Portogallo c'è l'Angola, e anche un po' di Mozambico. Sospetto sia soltanto l'inizio di un viaggio.

Oggi tornerò da quel Libraio, lo ringrazierò, gli racconterò tutto questo. E gli chiederò che ne pensa di Dulce Maria Cardoso, e se gli sembra che valga la pena di leggere Il ritorno, appena uscito e recensito un po' ovunque, che probabilmente non avrei nemmeno notato se non ci fosse stata di mezzo la Vita.

venerdì 27 settembre 2013

Porto / Design

Mi piacciono gli armadi con le ante e i cassetti.
Mi piacciono le linee curve e gli imprevisti.
Mi piacciono i bagni con il bidet, e poi per favore una porta!
Mi piacciono le docce che non allagano l'intera stanza mentre ti fai lo shampoo.
Infine, mi piace sentirmi a casa; poter rimanere spettinata senza dover pensare che stono con il contesto.

Perciò, a futura memoria: evitare come la peste gli hotel design, anche se le foto sono splendide!

lunedì 16 settembre 2013

Disperazione / Speranza

Non le è mai capitata questa cosa: sentire che è vicina, che afferrerà fra un secondo l'aspirazione aggiornata e eternamente inseguita per anni e anni, il progetto che è insieme la sua disperazione e la sua speranza, stendere la mano per afferrarlo con insostenibile gioia e cadere all'improvviso all'indietro, con le dita chiuse sul nulla, mentre l'ispirazione o il progetto si allontanano tranquillamente da lei al trotto minuto dell'indifferenza, senza guardarla nemmeno?

[António Lobo Antunes, In culo al mondo]

venerdì 23 agosto 2013

Chi credi di essere?

Non lo so.
E pure, ho compiuto quarantadue anni, dovrei saperlo ormai.

(in treno, leggendo Siri Husvedt)

lunedì 5 agosto 2013

Attesa

Una cosa che si impara.


giovedì 18 luglio 2013

Deflagrare

deflagrare v. intr. [dal lat. deflagrare, der. di flagrare «ardere», affine a flamma «fiamma»] (aus. avere). – Bruciare con combustione rapidissima e quindi con fragore. Anche fig., di sentimenti, passioni e simili. 

mercoledì 3 luglio 2013

Violenza

Quello qui sotto è l'ultimo post che compare sul blog http://latteversato.iobloggo.com; poi l'autrice non ha più scritto.
Qualche settimana dopo hanno trovato il suo corpo nel freezer di casa.

Certe volte penso che, quando la questione di genere mi sembrava un argomento insensato, probabilmente sbagliavo.


violenze e violenze
C'è una linea sottile tra il sospetto e la violenza, psicologica intendo.
Va da se che rompere telefoni cellulari o computer faccia parte di una violenza psicologica ben definita anche penalmente.
Ma anche tenere sotto pressione una persona facendole credere di essere controllata non è un'azione che può passare così, senza colpo ferire. Dire a una persona ''ti controllo il telefono e le mail tramite un investigatore'' è una pressione che a lungo andare logora e sfibra chiunque.
Non sentirsi sicuri al telefono, sapere che un ex potrebbe in un futuro incerto scrivere una mail mette in allerta, anche se non si ha nulla da nascondere.
Trovare telecamere in casa messe ''per controllare se qualcuno entra'' potrebbe anche essere lecito, ma se sono in casa mia e nessuno mi ha mai avvertito della loro esistenza la trovo un'intrusione altrettanto fastidiosa rispetto alle precedenti. Andare a cena fuori e sentirsi dire ''ti ho fatta seguire per sapere se quel maniaco del tuo amico ti seguiva'' mi pare un arzigogolio inutile, mi hai fatta seguire? Ma siam pazzi.
Ma c'è un altro grado di violenza. Quella velatamente fisica. Se dico che non ho voglia di rapporti e mi tocchi non una, ma più volte ripetutamente, oltre a darmi un fastidiosissimo senso di repulsione, penso rientri tra le molestie sessuali. Poi mi dici che vuoi essere chiamato amore...

domenica 16 giugno 2013

Luccichìo



Più riguardo a La villa sul lagoBoris Pahor,  La villa sul lago

Luccichio, questa è l'immagine che mi resta negli occhi alla fine della lettura. Riflesso sull'acqua di una luce che non durerà a lungo, ma abbaglia. Sulla pelle un tepore fugace e accogliente, capace di farci scordare tutto ciò che non è il qui e l'ora. Effimero, e pure in grado di dare senso.

Il racconto di Pahor è lineare e ha un ritmo d'altri tempi. Ma quanta sapienza in questa narrazione di fatti semplici, degli stati d'animo mutevoli di un uomo ferito, del suo incontro -antico quanto il mondo- con una donna.

"Sì, era un vagabondo, un uomo senza patria, che si sentiva a casa ovunque ci fosse una costa o una riva, essendo l'acqua il simbolo della vita."
In riva al lago Mirko incontra Luciana, ed è ancora una volta Ulisse che ritorna a casa. Questa volta i Lestrigoni portavano camicie nere, e nelle ombre della loro breve notte avevano avvolto anche lei; ma l'Uomo ora è tornato per salvarla, e per proteggerla. "'Bambina' disse lui."

Bambina.
Bambina che si tuffa nel luccichio dell'acqua, mentre la osserva lui, che è della razza di chi rimane a terra.
Bambina che per amore è capace di superarsi, di far marcire in fondo al lago il ritratto del dittatore candidamente amato.
Bambina che giocando porta in sé continuità, rinascita, il ripetersi della Vita che va oltre la Storia.


Molto bello, grazie a chi me l'ha regalato.