parole scritte o dette, parole in versi o in prosa, parole per convincere o per ricordare, per confidarsi, redimersi o mentire: questo spazio è dedicato alla lettura, alla scrittura, e alla vita.
domenica 13 luglio 2014
Disperso
Disperso: per sua moglie con tre figli piccoli, aspettare, aspettare, e un giorno dover decidere, a esserne capaci, che non tornerà più. Per mio nonno, che era uno di quei bambini, crescere senza un padre, senza doveri e pure senza diritti.
Ora, disperso è il figlio di quello stesso nonno.
Volava con il parapendio, ed è stato risucchiato da una nuvola (cosí dice il giornale).
Diversa l'attesa, più breve, e finita.
sabato 12 luglio 2014
Superfetazione
n.f. [pl. -i]
1 ( biol.) anomalia fisiologica per cui, dopo la fecondazione di un ovulo, si produce un altro ciclo mestruale con maturazione di un ovulo che viene a sua volta fecondato; determina, qualora il secondo embrione riesca a svilupparsi, un parto gemellare | ( bot.) fecondazione di un ovulo a opera di pollini di tipo diverso
2 ( arch.) corpo di costruzione aggiunto a un edificio dopo il suo completamento e che ne guasta la linea costruttiva originaria
3 ( fig.) aggiunta superflua; ripetizione pleonastica: le superfetazioni della prosa barocca
¶ Dal lat. mediev. superfetatione(e), deriv. del class. superfetare ‘concepire di nuovo’, comp. di super ‘oltre, in più’ e un deriv. di fetus ‘feto’
martedì 8 luglio 2014
lunedì 7 luglio 2014
Frustrazione
fru-stra-zió-ne
Delusione, umiliazione; insoddisfazione
dal latino: frustratio delusione, da frustrare, derivato dell'avverbio frustra inutilmente.
La frustrazione è un sentimento di profonda umiliazione; si sente come inutile qualcosa che si è fatto, un proprio sforzo, ci si sente atterrati, feriti, in un'insoddisfazione disperata e silenziosa.
Ed è forse questo il connotato più forte della frustrazione: il silenzio. Un desiderio, una vocazione frustrata non è strepitosa - non scoppia, ma ti consuma lentamente; la frustrazione di una vita in cui ti devi ricordare ogni giorno che la tua opinione non conta ti ovatta l'intelletto, ti insonorizza il cuore; e la liberazione dalla frustrazione passa sempre per un'asserzione, per una voce.
martedì 20 maggio 2014
Scarpe
Ho fatto l'erasmus, lasciato l'università, ripreso l'università. Mi sono laureata, sposata, separata, ho fatto due figli, vissuto in nove case e cinque città diverse, cambiato otto lavori.
E loro sono ancora qui a portarmi avanti.
domenica 18 maggio 2014
Nostalgia
spegnere la sveglia al mattino;
mettere a bagno le orchidee;
vuotare la lavatrice;
ascoltare Varela e D'Arienzo;
spostare il segnalibro da una pagina all'altra, quando studio;
mangiare pesce a cena;
guardare un'ultima volta il telefono prima di dormire;
pensare al mare Adriatico;
evocare la frase "lo stupore del corpo";
indossare stivali o sandali;
....troppe altre che non scriverò.
venerdì 16 maggio 2014
Rimpianto
La scorsa settimana, Internazionale ha pubblicato, nella rubrica Pop, un articolo dal titolo "Cos'è il rimpianto".
È la traduzione di un intervento di Carina Chocano dell'autunno 2013.
E io, che ho perso le parole tanto tempo fa, che non so esprimermi ormai che con le parole degli altri; io, cos'altro posso aggiungere?
Che rimpiango di non averlo saputo scrivere.
venerdì 4 aprile 2014
Google stats
Sapevàtelo!
lunedì 31 marzo 2014
Memory and Desire
I. THE BURIAL OF THE DEAD
April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.
Winter kept us warm, covering
Earth in forgetful snow, feeding
A little life with dried tubers.
Summer surprised us, coming over the Starnbergersee
With a shower of rain; we stopped in the colonnade,
And went on in sunlight, into the Hofgarten,
And drank coffee, and talked for an hour.
"Bin gar keine Russin, stamm’ aus Litauen, echt deutsch."
And when we were children, staying at the archduke’s,
My cousin’s, he took me out on a sled,
And I was frightened. He said, Marie,
Marie, hold on tight. And down we went.
In the mountains, there you feel free.
I read, much of the night, and go south in the winter.
What are the roots that clutch, what branches grow
Out of this stony rubbish? Son of man,
You cannot say, or guess, for you know only
A heap of broken images, where the sun beats,
And the dead tree gives no shelter, the cricket no relief,
And the dry stone no sound of water. Only
There is shadow under this red rock,
(Come in under the shadow of this red rock),
And I will show you something different from either
Your shadow at morning striding behind you
Or your shadow at evening rising to meet you;
I will show you fear in a handful of dust.
"Frisch weht der Wind"
"Der Heimat zu,"
"Mein Irisch Kind,"
"Wo weilest du?"
“You gave me hyacinths first a year ago;
They called me the hyacinth girl.”
—Yet when we came back, late, from the Hyacinth garden,
Your arms full, and your hair wet, I could not
Speak, and my eyes failed, I was neither
Living nor dead, and I knew nothing,
Looking into the heart of light, the silence.
"Öd’ und leer das Meer."
Madame Sosostris, famous clairvoyante,
Had a bad cold, nevertheless
Is known to be the wisest woman in Europe,
With a wicked pack of cards. Here, said she,
Is your card, the drowned Phoenician Sailor,
(Those are pearls that were his eyes. Look!)
Here is Belladonna, the Lady of the Rocks,
The lady of situations.
Here is the man with three staves, and here the Wheel,
And here is the one-eyed merchant, and this card,
Which is blank, is something he carries on his back,
Which I am forbidden to see. I do not find
The Hanged Man. Fear death by water.
I see crowds of people, walking round in a ring.
Thank you. If you see dear Mrs. Equitone,
Tell her I bring the horoscope myself:
One must be so careful these days.
Unreal City,
Under the brown fog of a winter dawn,
A crowd flowed over London Bridge, so many,
I had not thought death had undone so many.
Sighs, short and infrequent, were exhaled,
And each man fixed his eyes before his feet.
Flowed up the hill and down King William Street,
To where Saint Mary Woolnoth kept the hours
With a dead sound on the final stroke of nine.
There I saw one I knew, and stopped him, crying “Stetson!
You who were with me in the ships at Mylae!
That corpse you planted last year in your garden,
Has it begun to sprout? Will it bloom this year?
Or has the sudden frost disturbed its bed?
Oh keep the Dog far hence, that’s friend to men,
Or with his nails he’ll dig it up again!
You! "hypocrite lecteur!—mon semblable,—mon frère!”"
[T.S.Eliot, The waste land]
martedì 4 marzo 2014
The Best I Could
Philip Roth, il migliore anche se non scrive
di ELENA STANCANELLI
Prima di decidere di smettere, spiegava anche ieri in un'intervista pubblicata sul New York Times in occasione dell'uscita del Teatro di Sabbath in svedese, ho riletto tutti i miei 31 romanzi. Volevo capire se avevo sprecato il mio tempo. Non puoi esserne sicuro.
La mia conclusione, una volta finita questa maratona di lettura, riecheggia la risposta data da un uomo, un mio eroe: il pugile Joe Louis. Campione del mondo dei pesi massimi per 12 anni, dal 1937 al 1949, Joe Louis era un ragazzino nato poverissimo e con una forma misteriosa di difficoltà nel linguaggio. Non proprio una malattia, non proprio un autismo, non proprio dislessia. Semplicemente Joe Louis parlava male e quindi parlava molto poco. Così, quando alla fine della sua lunghissima carriere i giornalisti gli chiedono se si sente soddisfatto, se c'è qualcosa che avrebbe fatto diversamente, se ha dei rimpianti, lui risponde con dieci parole in tutto:
"I did the best I could with what I had". Tradurlo in italiano è un peccato, perché al solito servono molte parole in più e si perde l'incisività. Ma viene più o meno: ho fatto il meglio che ho potuto con i mezzi che avevo.
Ecco, dice Philip Roth, anch'io potrei rispondere così "I did the best I could with what I had".
E poi dice un'altra cosa, rispondendo all'ennesima domanda sul Nobel che non ha mai (ancora) ricevuto: mi domando spesso se avrei incontrato un maggiore favore nell'Accademia di Svezia intitolando il Lamento di Portnoy "The Orgasm Under Rapacious Capitalism" (non fatemelo tradurre, vi prego: è così perfetto).
Grazie Philip Roth. Di qua e di là dalla rabbia sei sempre il migliore.
