domenica 25 dicembre 2011

Assenze


More about Vanità della mentePoi qualcosa che non era sgomento e non era sollievo. Riconoscere chi? Non era lui, non era lì, non era altrove.

Dove vanno, quelli che non ci sono più? Che non percorrono le nostre stesse strade, che non vedono le stesse luci al margine. Davvero sono là, sono quelle ombre che ci sembra di scorgere? O forse quelli che ci sembra di intravvedere sono soltanto gli occhi di quando eravamo ragazzi / che ora tornano per spaventarci. Il corpo morto è un guscio vuoto, chi abbiamo amato non è questa carcassa, non è qui; e pure, non è più nemmeno altrove, non è più. Restiamo noi, con la pelle troppo sottile per sopportare la vita e il ricordo e la tenerezza straziante.
Difficile, scrivere del libro di Gian Mario. Perché la biografia emerge sempre, e gli occhi rossi con lo sguardo rimasto vigile, quasi scanzonato, me li ricordo bene. Perché ogni pagina mi toglie uno strato di pelle, e di carne, e mi sfinisce. Perché la copertina è di Claudio, e anche questo vuol dire.
Lascerò ad altri di misurare quando, e quanto, e come Villalta faccia il verso a Zanzotto, e con che esito. Io, mi tengo la luce dei lampioni accanto agli svincoli, le sere fredde e umide, i campi e la campagna dove dev'essere stato bello crescere, per gli animali soprattutto. E scrivo questa scarna recensione, per me sola; perché

Ora è diverso, tutto più incompiuto.
Quasi quaranta anni e solo adesso
so che possiedo poco della vita, e regalato.
Invece ho pagato quello che non ho avuto
e ho conosciuto con il desiderio
e le parole: non è la parte migliore
di me, però le stanze di una casa vuote
fanno la pioggia più grande, più bianco il sole.

giovedì 8 dicembre 2011

Ridondante

More about Memoriale del convento
Pomposo, ripetitivo, inutilmente prolisso.
L'ho letto sentendomi persa, sempre con l'impressione che -come il manovale che costruisce il convento- non sarei riuscita a vederne la fine.
Molto Saramaghiano. Troppo.

mercoledì 2 novembre 2011

Ferita aperta


sabato 29 ottobre 2011

Coperta

Ha ripiegato la coperta, era solo una donna che ripeteva un gesto antico, aprendo e chiudendo le braccia, tenendo con il mento le pieghe fatte, scendendo poi le mani fino al centro del proprio corpo e facendo lì la piega finale

[José Saramago, Memoriale del convento]

lunedì 3 ottobre 2011

Amore

Perchè vuoi che io rimanga, Perchè è necessario, Non è una ragione che mi convinca, Se non vuoi rimanere, va' via, non ti posso costringere, Non ho forze che mi portino via da qui, mi hai stregato, Non l'ho fatto, non ho detto una parola, non ti ho toccato, Mi hai guardato dentro, Giuro che non ti guarderò mai dentro, Giuri che non lo farai e l'hai già fatto, Non sai di che stai parlando, non ti ho guardato dentro, Se rimango dove dormo, Con me.

[José Saramago, Memoriale del convento]

lunedì 26 settembre 2011

Dublino a colori

Sicuramente verde. Prati anche nel mezzo del traffico e soprattutto nelle Università, sia il Trinity College in pieno centro, tanto più l'UCD e il suo immenso campus. Vestiti: quasi tutti i dublinesi indossano qualcosa del loro colore nazionale, sciarpe berretti felpe maglioni, ma anche cravatte e abiti eleganti e orecchini e cappotti. E poi pareti, tra tutte quelle della National Library, arredi (il salotto nel bagno della N.L., memorabile!), manifesti, oggetti di ogni genere.

Arancione: i capelli. Che non sono davvero rossi, ma soprattutto nei bambini percorrono infinite gradazioni di colori di fiamma. E, naturalmente, la bandiera.

Grigio: il cielo. Sempre.

Azzurro e blu, verde e giallo: le sciarpe dei tifosi diretti alla finale nazionale di football al Croke park, domenica 18. Alla fine ha vinto Dublino, contro il Kerry, e non succedeva da 16 anni: hanno bevuto, tanto, e tutti insieme, e il giorno seguente erano quasi tutti in ferie.

Bordeaux, antracite, blu. I colori delle divise scolastiche, ragazzi tutti uguali e ugualmente annoiati, ragazze obbligate fino a 18 anni a indossare gonnellone tristi e improbabili.

Dublino prima e dopo

Prima di partire, Dublino è il ricordo lontano e sfocato di una città fredda anche in agosto, capitale di un paese povero dove si fa l'autostop perché non ci soldi per prendere il treno, e anche perché a volte non c'è nemmeno il treno. Dublino: scogli grigi di fronte a un mare più grigio, sotto una torre tozza e muta. Cartelli per turisti con biografie di scrittori. Lo svincolo di una superstrada che parte sussiegosa, per ridiventare tratturo appena raggiunta la campagna.

Ora, al ritorno, Dublino è assai più viva. Centro grande, persone determinate e piene di iniziativa, professionali, decise. Strade vivaci, negozi pieni di merci e di gente. Sui marciapiedi, passi veloci di chi sa dove sta andando. Servizi e istituzioni che funzionano, cultura a ogni passo. Dublino oggi: capitale di un paese che ha subito una scossa forte ma non si ferma, mantiene la direzione, e rimane ospitale e curioso e gioviale com'era.

domenica 25 settembre 2011

Dublino - James Joyce

Appunti per l'Ulysses / 1
Appunti per l'Ulysses / 2

Sala di lettura della National Library
Joyce in O'Connel St.
Finn's Hotel
Sweny's Chemist


Porta di 7 Eccles St.

domenica 18 settembre 2011

Dublino - Tango Milonguero

sabato 10 settembre 2011

Perentòrio

Aggettivo: categorico, indiscutibile, tassativo; improrogabile, inderogabile; che non dà luogo a replica, che non ammette dilazioni, obiezioni, discussione alcuna; che denota autorità, energia, sicurezza e decisione.

"Vieni qui."