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mercoledì 11 luglio 2018

Mindfulness

Una passa del tempo a provare a capire, a sforzarsi di comprendere.
Sarà capacità di focalizzare; sarà presenza; sarà effetto della meditazione... cosa mai sarà questa mindfulness.
Esplora e indaga, si interroga, sperimenta esercizi di respirazione, di visualizazione, di concentrazione.

Poi, un sabato mattina, capita un divano; capita un libro cominciato mesi prima; capita anche un computer che ha bisogno di ricaricarsi. E capita che all'improvviso non esista più niente altro che quel libro, e la sua storia, e il suo luogo e il suo tempo, e che fino a che l'ultima pagina non è prosciugata ci si dimentichi di sé e di essere al mondo.

Capita che anche questa sia una delle cose che si sapevano in un tempo lontano senza averne contezza.
E si era, forse, più felici.

mercoledì 10 maggio 2017

Maièutica (passato e futuro)

Una domenica a pranzo, tra un tortello di zucca e un bicchiere di bianco, ho scoperto che Socrate è più vivo e presente che mai, e che dal lontano passato della mia vita potrebbe ricomparire presto, e far parte del prossimo futuro, a dargli senso e spessore.

Sorprese.
Cose belle.
Doni.
E ancora un altro "Grazie" da dire.

lunedì 9 novembre 2015

Mammorep

Il repere è un filo metallico fornito all’estremità di un uncino (simile ad un amo da pesca) che si aggancerà nella sede della lesione e verrà asportato dal chirurgo insieme al pezzo operatorio.
La manovra non è dolorosa e, qualora il centramento venisse effettuato il giorno precedente l’intervento chirurgico, non vi saranno inconvenienti. In presenza del repere metallico è comunque opportuno indossare il reggiseno e non effettuare eccessivi movimenti del braccio.
La mammella viene compressa e l’ago (attraverso cui passerà l’uncino) viene introdotto, attraverso una griglia millimetrata, in corrispondenza della sede della lesione. Si controlla il corretto posizionamento dell’uncino. La paziente viene condotta in sala operatoria con l’uncino in sede.

giovedì 28 maggio 2015

Mediocri

sabato 8 novembre 2014

Man

"This was the man: never able to make a decision, never able to state a position".

Zadie Smith, White teeth

lunedì 31 marzo 2014

Memory and Desire

I. THE BURIAL OF THE DEAD

April is the cruellest month, breeding 
Lilacs out of the dead land, mixing 
Memory and desire, stirring 
Dull roots with spring rain. 
Winter kept us warm, covering  
Earth in forgetful snow, feeding 
A little life with dried tubers. 
Summer surprised us, coming over the Starnbergersee 
With a shower of rain; we stopped in the colonnade, 
And went on in sunlight, into the Hofgarten,
And drank coffee, and talked for an hour. 
"Bin gar keine Russin, stamm’ aus Litauen, echt deutsch."
And when we were children, staying at the archduke’s, 
My cousin’s, he took me out on a sled, 
And I was frightened. He said, Marie,
Marie, hold on tight. And down we went. 
In the mountains, there you feel free. 
I read, much of the night, and go south in the winter. 
 
What are the roots that clutch, what branches grow 
Out of this stony rubbish? Son of man,
You cannot say, or guess, for you know only 
A heap of broken images, where the sun beats, 
And the dead tree gives no shelter, the cricket no relief, 
And the dry stone no sound of water. Only 
There is shadow under this red rock,
(Come in under the shadow of this red rock), 
And I will show you something different from either 
Your shadow at morning striding behind you 
Or your shadow at evening rising to meet you; 
I will show you fear in a handful of dust.
        "Frisch weht der Wind" 
        "Der Heimat zu," 
        "Mein Irisch Kind," 
        "Wo weilest du?" 
“You gave me hyacinths first a year ago;
They called me the hyacinth girl.” 
—Yet when we came back, late, from the Hyacinth garden, 
Your arms full, and your hair wet, I could not 
Speak, and my eyes failed, I was neither 
Living nor dead, and I knew nothing,
Looking into the heart of light, the silence. 
"Öd’ und leer das Meer." 
 
Madame Sosostris, famous clairvoyante, 
Had a bad cold, nevertheless 
Is known to be the wisest woman in Europe,
With a wicked pack of cards. Here, said she, 
Is your card, the drowned Phoenician Sailor, 
(Those are pearls that were his eyes. Look!) 
Here is Belladonna, the Lady of the Rocks, 
The lady of situations.
Here is the man with three staves, and here the Wheel, 
And here is the one-eyed merchant, and this card, 
Which is blank, is something he carries on his back, 
Which I am forbidden to see. I do not find 
The Hanged Man. Fear death by water.
I see crowds of people, walking round in a ring. 
Thank you. If you see dear Mrs. Equitone, 
Tell her I bring the horoscope myself: 
One must be so careful these days. 
 
Unreal City,
Under the brown fog of a winter dawn, 
A crowd flowed over London Bridge, so many, 
I had not thought death had undone so many. 
Sighs, short and infrequent, were exhaled, 
And each man fixed his eyes before his feet.
Flowed up the hill and down King William Street, 
To where Saint Mary Woolnoth kept the hours 
With a dead sound on the final stroke of nine. 
There I saw one I knew, and stopped him, crying “Stetson! 
You who were with me in the ships at Mylae!
That corpse you planted last year in your garden, 
Has it begun to sprout? Will it bloom this year? 
Or has the sudden frost disturbed its bed? 
Oh keep the Dog far hence, that’s friend to men, 
Or with his nails he’ll dig it up again!
You! "hypocrite lecteur!—mon semblable,—mon frère!”" 
 
[T.S.Eliot, The waste land]

martedì 22 gennaio 2013

M.

Scomparsa.
Ascesa al Cielo.
Trapasso.
Dipartita.
Riposo eterno.
Resa dell'anima.
Passaggio a miglior vita.
Perdita.
Ritorno alla casa del Padre.
Transito.
Sonno eterno.
Estinzione.



Per triste che sia, la fine della vita si chiama Morte.

martedì 20 marzo 2012

Morale

Anche la morale è una questione di tempo, diceva, con un sorriso maligno, te ne accorgerai.


[Gabriel  García Márquez Memoria delle mie puttane tristi]

martedì 31 gennaio 2012

(Giornata della) Memoria


More about Destinatario sconosciutoQuesto è il racconto di un'inattesa rilettura, e di un libro che chiama e vuol dire qualcosa.

Qualche sera fa sono stata a teatro; ci andavo spesso un tempo, ora non più. E' capitato per caso, perché conoscevo l'attore, perché ho assistito alle prove e poi mi sono fermata. Ma non mi ero preparata e non conoscevo il testo, che mi era solo vagamente familiare –forse solo per somiglianza con qualcos'altro di simile, forse un film, chi sa. Destinatario sconosciuto. Un bel titolo, il carteggio tra due amici e soci in affari, ebreo e tedesco; è il 1932, l'ebreo rimane a San Francisco, il tedesco rientra in Germania e prende a simpatizzare con il nazismo, ed è l'inizio di un crescendo di violenza e vendette che non risparmierà nemmeno i sentimenti più nobili. Dopo lo spettacolo sono rientrata a casa con la sensazione di qualcosa di incompiuto.

L'indomani, in casa, ho trovato una scatola ancora chiusa dall'ultimo trasloco. Mi era sfuggita: la apro, e mi trovo fra le mani un volumetto: Destinatario sconosciuto di Katehrine Kressmann Taylor, con una data di oltre dieci anni fa. Un periodo in cui leggevo pochissimo, perché mai l'avrò comprato… Mi riprometto di rileggerlo, e lo appoggio accanto al letto.

Passa un altro giorno, trovo il tempo per sfogliare le pagine che sembrano ingiallite ad arte. Ne esce una busta prestampata con un biglietto scritto a mano: qualcuno che mi ringrazia –ma tu guarda!- per avergli procurato un posto a teatro.

Se c'è un senso, ancora mi sfugge.

domenica 18 settembre 2011

Dublino - Tango Milonguero

domenica 4 settembre 2011

Mirada y Cabeceo: il galateo del tango



Nella maggior parte delle milongas di Buenos Aires esiste un codice comportamentale da rispettare (mirada e cabeceo), un vero e proprio galateo del tango.

Mirada: la mirada è lo scambio di sguardi tra uomo e donna, con i quali ognuno cerca di far capire all’altro che gli farebbe piacere ballare assieme. Una volta che l’uomo è certo che la mirada sia rivolta a lui, mette in atto il cabeceo.
Cabeceo: piccolo movimento con la testa con il quale l’uomo invita la donna a ballare. Si tratta di un’usanza ancora presente nelle milonghe tradizionali, che permette all’uomo di invitare una dama a distanza, senza quasi farsi notare, dopo essersi assicurato che la donna stesse guardando proprio lui (mirada).

Se mirada e cabeceo sono andati a buon fine, l’uomo si alza e procede nella sala in direzione della donna. La donna, si alza anche lei e si avvicina all’uomo in attesa dell’abbraccio di ballo. Al primo brano della tanda l’uomo cinge la donna e inizia a ballare. E’ usanza a Buenos Aires, tra un brano e l’altro, fare dieci o quindici secondi di conversazione e di convenevoli e poi si riprende a ballare, tutti insieme come per magia. Questo è l’unico vero momento di socialità in milonga, infatti subito dopo la tanda si rientra ai propri posti di “mirada”.
Naturalmente tutto ciò richiede una disposizione particolare nelle milonghe. Cioè gli uomini si siedono da una parte e le donne da una parte della sala (solitamente frontale) in modo da rendere facile la mirada. In tutto questo gioca un ruolo fondamentale la tanda e la cortina. Finita la tanda ( 3 o 4 brani di tango rigorosamente della stessa orchestra e dello stesso periodo musicale), scatta la cortina l’uomo accompagna la ballerina quanto più possibile in prossimità del suo posto a sedere e si riparte per una successiva mirada.
La mirada è veramente “mirata”. Bisogna puntare lo sguardo verso un’unica dama e valutare rapidamente se è interessata, altrimenti si orientano le attenzioni altrove. Tutto questo succede in pochi secondi perché è inutile mirare chi non ha intenzione di dirigere il proprio sguardo verso qualcuno. Si può mirare, e fare cabeceo, anche tra un brano e l’altro della tanda.
A Buenos Aires se un ballerino si siede in coppia c’è un motivo ben preciso che va rispettato, vuol dire che i due hanno scelto di ballare insieme per tutta la serata. Le coppie invece che si recano in milonga per ballare con altri si siedono rispettivamente uomini con uomini e donne con donne. Ed è per questo che nelle milongas esistono tre settori: uomini, donne e coppie. Anche tra ballerini che si conoscono bene, se seduti in modo convenzionalmente separati, va rispettato il codice “mirada y cabeceo”, al massimo è concesso un rapido e frugale saluto prima di raggiungere il posto assegnato e, solitamente, prenotato.


[tratto da: www.neotango.it]

sabato 3 settembre 2011

mono no aware

Consapevolezza della transitorietà dell'esistenza e delle cose, nel godimento della loro bellezza; dolce malinconia del trascorrere del tempo, e di noi stessi.

sabato 13 agosto 2011

Il mio mare quando sorge la luna



giovedì 11 agosto 2011

Il mio mare - night version


lunedì 1 agosto 2011

(il mio) Mare





domenica 27 febbraio 2011

Berlino: il Muro

-          Cosa fa il muro di Berlino?
-          Divide a mezzo una città.
Sbagliato. Il muro non è una linea retta, ma una forma chiusa. Circonda, non scinde. Per questo la donna-angelo di cui Damiel si innamora dice che a Berlino non ci si può perdere. Il muro corre intorno a Berlino ovest, e non è più così chiaro se prigioniero sia chi è stato accerchiato, o chi è rimasto fuori.
Il muro era lungo centosessanta chilometri; e lo è ancora, solo che non lo si vede più, e ad attraversarlo si sente appena un leggero brivido. Forse un terzo del muro è ciò che siamo abituati a immaginare: pannelli di cemento colorati su un lato, e al di là case appena un po’ più tristi. Ma per oltre due terzi il muro corre tra prati alberi e ruscelli e casette di periferia e fattorie in aperta campagna, e appare se possibile ancora più insensato.

Memoria privata


Mauerpark, domenica mattina. Al mercatino delle pulci, dentro una vecchia scatola, un album di fotografie del 1992. Viaggio a Vienna. Nozze d’oro dei nonni. Gita in campagna. Bambini che ridono.
Getto l’album nella scatola, come se fosse qualcosa di osceno. Come aver rubato.

sabato 26 febbraio 2011

Memoria civile

Berlino è una città con tanti scheletri nell’armadio.
La differenza con altri posti è che a Berlino gli armadi li aprono e provano magari a dare aria alle stanze, ma non è facile, bisognerà lasciare tutto aperto per un bel po’ prima che si possa di nuovo respirare. E intanto si vedono le ragnatele, la muffa, si sente odore di marcio e decomposizione.
Il muro non c’è più, rimane una lunga cicatrice. La fretta di costruire può aver indotto a credere che ci fosse una volontà di cancellare e di negare il passato. Forse per qualche tempo è stato vero; ma, ventidue anni dopo l’abbattimento del muro, non è questo che sta succedendo e non è questo che appare. Emergono invece i segni di una volontà diversa, di mostrare di più, di allestire qualcosa di più esplicito, di chiaro, di didattico, che aiuti a ricordare.
Fino a qui sarebbe facile: il muro è il simbolo della città, rappresenta ciò che la parte buona e positiva di Berlino è stata in grado di superare. Ma Berlino non si ferma qui. Berlino lavora per ricordare anche le proprie cattive azioni, il proprio lato oscuro. La Topografia del terrore è stata voluta dai cittadini, per mantenere traccia dei mostri. Mostri che sono “loro”, sono altri; ma che per un tedesco, un berlinese soprattutto, sono necessariamente, dolorosamente anche “noi”. Chi si occupava di eliminare gli zingari, gli ebrei, gli asociali, i malati: dopo, che fine hanno fatto, tutti? Ecco le foto di processi, ma anche di pensionati che innaffiano il giardino di casa, nonni con i nipoti, persone normali che sono normalmente tornate a vivere, magari con impieghi di riguardo nella nuova amministrazione democratica.
Poi basta attraversare il cortile di pietre scure, che sembrano ancora macerie; la cicatrice del muro; e la strada. Ed ecco il museo che espone l’archivio della StaSi, aperto appena un mese fa. StaSi: Sicurezza dello Stato. Berlino ha aperto l’archivio, ha letto, è rabbrividita: niente sarebbe stato più semplice che richiudere, negare, far sparire. Invece, ecco esposti i rapporti di ragazzi di 17 anni su loro compagni di scuola; riprese nascoste che mostrano momenti privati di persone qualunque, una coppia che passeggia, gruppetti di punk che stazionano a un incrocio, una segretaria cinquantenne al lavoro nel suo ufficio. Almeno una persona su cento era un informatore; di più in alcuni ambienti, come l’impiego pubblico. Nell’esercito si arrivava a un informatore ogni quattro soldati. Non sarebbe stato possibile processare tutti. Perciò tutti, o quasi tutti, fanno oggi la spesa negli stessi supermercati di chi un tempo osservavano.
Qualche chilometro di tram, ogni fermata annunciata e segnalata con cura, e intanto là fuori il centro diventa periferia, orientale. Si scende quando si è ormai quasi persa la speranza di arrivare. Restano da percorrere ancora alcuni isolati spogli, trascurati; in fondo alla strada, un muro. In mezzo al muro, un cancello. E dietro il cancello, la principale delle sedici prigioni della StaSi. Perché Berlino è capitale, e lo è sempre. Torture fisiche in ossequio alla tradizione staliniana. Dopo il 1953, ambienti accoglienti, metodi più umani: solo violenza psicologica. Chi accompagna i turisti a visitare celle e sale per gli interrogatori sono oggi ex prigionieri. Quelli che ne sono usciti con un equilibrio mentale sufficiente; gli altri, no.
Anche qui, sarebbe stato semplice chiudere il cancello e attendere che il tempo galantuomo passasse anche di qui. Come, di nuovo in centro, sarebbe stato semplice, e conveniente, costruire grattacieli o centri commerciali; invece, Berlino ha dedicato un intero isolato a due passi dalla Porta di Brandeburgo ai blocchi cupi del memoriale dell’Olocausto. Ha lasciato uno spazio vuoto dove un tempo sorgeva, e si inabissava nel terreno, il bunker di Hitler.

venerdì 7 gennaio 2011

Maturità (una nota malinconica)

"Maturo" è ciò che finalmente è pronto:

- un frutto maturo è pronto per essere mangiato;
- i tempi sono maturi quando è ora che un fatto si compia;
- un uomo maturo merita di essere chiamato Uomo;
- un ragazzo che ha superato l'esame è maturo, pronto per la vita.

Con un'eccezione: la donna matura.
Che stranamente è proprio il contrario, e non serve più.

sabato 3 luglio 2010

Milonga

Il vocabolo milonga può significare parola, confusione, litigio.