venerdì 25 febbraio 2011

Esterno, giorno

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Avvicinare Berlino partendo da Potsdamerplatz disorienta. Si esce dalla terra, dalla U-bahn, ed ecco vetro, acciaio, forme audaci, spigoli vivi: troppi dettagli richiamano l’attenzione, i sensi sono attratti e distratti. Mancano i punti di riferimento, serve qualcosa da cui partire per prendere le misure.

Potsdamerplatz: tutto è nuovissimo, potrebbe essere l’ennesimo non-luogo costruito in mezzo al nulla; invece è un Luogo sovraccarico di storia. Piazza vivacissima, poi nulla. Ma proprio nulla, terra bruciata, tabula rasa. Annientamento della memoria. Il muro taglia a metà lo spazio vuoto, per qualche tempo un viadotto sospeso ne oscura la luce. Quindi, di nuovo vita: spazio bianco da reinventare. E allora su, verso l’alto – palazzi, audacia. E verso il basso, a popolare il sottosuolo a renderlo di nuovo percorribile, tra le due metà di una città orgogliosa.
Spaesamento. Bisogno di orientarsi e capire. Non per niente proprio qui hanno aperto il PanoramaPunkt: ventiquattro piani a una velocità inusitata, e tutto appare più chiaro. A nord: un palazzo trasparente, il reichstag, il memoriale dell’olocausto. Est: Leipzigplatz, una sorta di nordica Piazza esedra. Sud: uno sconfinato quartiere in costruzione, luccicante di sole gelido. A ovest ci si può affacciare soltanto dal Panorama Café, là si trova il centro culturale della città nuova, musei gallerie e la sede più recente della Biblioteca Nazionale.

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