sabato 18 dicembre 2010

La controvita

More about La controvita“Ma è un romanzo?” 
Si. E’ un romanzo. Roth risponde con chiarezza alla solita nostra domanda: …ma Carnovsky è Nathan Zuckerman? E Nathan Zuckerman è realmente Philip Roth? 
Questa volta il gioco si fa complesso, realtà e narrazione si intrecciano, i punti di vista sfumano uno nell’altro. Nathan é suo fratello Henry, Maria è Maria, ed è anche Carol con gli stessi boccoli scuri, ed è la shiksa, e la Donna. E quella di Roth è davvero, una volta per tutte, creazione, e non autobiografia. Se poi a qualcuno restasse ancora il dubbio, è sufficiente ascoltare: 
“Quella che ho al posto dell’io è una varietà di interpretazioni in cui posso produrmi, e non solo di me stesso: un’intera troupe di attori che ho interiorizzato, una compagnia stabile alla quale posso rivolgermi quando ho bisogno di un io, uno stock in continua evoluzione di copioni e di parti che formano il mio repertorio. Ma sicuramente non possiedo un io indipendente dai miei ingannevoli tentativi artistici di averne uno.” Lo dice lui… Nathan Zuckerman!

martedì 30 novembre 2010

Un'innocente crudeltà

More about Un'innocente crudeltàBambini fin troppo innocenti, fin troppo crudeli, con una consuetudine estrema con la morte, il sangue, il male; bambini che sanno provocare il dolore semplicemente immaginandolo, e che non distinguono la realtà dal desiderio. 
L'effetto è trasognato, spaventoso; e irreale. 
L'elogio di Calvino, l'amicizia di Borges intimidiscono, e lo sguardo acuto della Ocampo in copertina suggerisce fiducia; e pure, alla fine dei racconti, rimane il desiderio di un tono un po' più basso, quotidiano, e di uno sguardo alle reali crudeltà dei bambini veri.

lunedì 15 novembre 2010

Venuto al mondo

More about Venuto al mondo
Non so cosa ho appena letto.
Un manuale di storia. Un diario intimo. Una visione allucinata.
Venuto al mondo di Margaret Mazzantini è un libro pieno di difetti.
Difetti di stile.
“La vedo come fosse adesso… un volto proletario, sofferto, eppure infinitamente dolce. Una di quelle persone benefiche che incontri per caso e ti viene voglia di abbracciare, perché ti sorridono dal fondo della loro esperienza umana e di colpo ti risarciscono dell’altra metà del mondo, quella accasciante delle persone rinserrate nella loro pozza di buio.” (p. 27)
“Le ciglia chiuse nel bianco delle palpebre sono un filare di alberi spogli nella neve… terra tagliata in due da una trincea.” (p. 37)
“Sarajevo adesso sembra una donna distesa, le strade sono tagli sul vestito di una sposa.” (p. 43)
Periodi come questi, barocchi, eccessivi, non invitano a continuare; le prime cento pagine le ho lette solo per affetto verso chi questo libro me l’ha regalato.
Difetti di realismo, in un racconto che per molti aspetti è quasi documentaristico.
Come può Gemma sparire per mesi, e poi ripresentarsi al lavoro come niente fosse e sentirsi dire “Dove ti eri cacciata? Sei un caporedattore!” Precario. Ma come, tutto qui? E il timore di perdere un traballante posto di lavoro? E la meschina contabilità di giorni e ore di permesso, tanto nota a qualsiasi dipendente? E le bollette, e il conto della spesa? Gemma non vive di rendita, men che meno Diego che si permette di scattare foto senza pellicola, e lei mai una volta che brontoli, che si lamenti, di cosa camperemo?
Difetti di prospettiva.
D’accordo l’io narrante, d’accordo che ognuno è centro a se stesso. Ma di cosa mai soffrivano gli occhi di Diego, oltre naturalmente che di un metaforico dolore dell’osservare il dolore? A cosa era dovuta la sua tosse? Cosa pensava delle attese negli studi di medici e psicologi, era anche suo il desiderio di essere genitore, come è arrivato a decidere o accettare di sposarsi… Personaggio vicino, vicinissimo, ma quasi ignoto. Tutto gira intorno a Gemma, tutti girano intorno a Gemma e rimangono sullo sfondo del suo desiderio, del suo dolore, del suo timore di essere abbandonata. In fondo Gemma rimane sempre la ragazzina viziata che era all’inizio; e 530 pagine di questo sono davvero un po’ troppe…
E pure, superate le prime cento pagine, il romanzo ha catturato la mia attenzione e non sono riuscita più a staccarmene, ho dormito poco e dormendo lo sognavo, mi pareva più reale del reale. Parlava di maternità e mi induceva a dare un’occhiata al sonno dei miei figli; parlava di guerra e mi faceva sentire in colpa per tutte le cose di cui non mi sono accorta al momento giusto, e migliore perché ora le conosco meglio; parlava di amore e mi sembrava di essere io quella che ama, e non ama più, e aspetta, e ancora aspetta, e poi forse non aspetta più… Non ho più fatto caso a certe frasi eccessive, forse ce n’erano di meno forse ci avevo fatto l’abitudine. Ho sorvolato sulla scarsa tenuta di alcuni personaggi. Ho finto di non accorgermi delle tante ripetizioni. E mi sono chiesta è possibile che la Mazzantini abbia davvero narrato una storia universale, capace di toccare corde intime, di raggiungere qualcosa che in fondo ci riguarda tutti?
Mi piacerebbe credere di aver letto un buon romanzo; ma ho lasciato passare qualche giorno e rimango circospetta e sospettosa. Piuttosto, credo e temo che Venuto al mondo sia il risultato ben riuscito di una attenta strategia editoriale. Un po’ di amore, un po’ di guerra; la ricerca della maternità; un anticonformismo addomesticato, rassicurante; poi l’attualità, un tocco di precariato, frivolezze da parrucchiere per autocompiacersi… et voilà.
Sfoglio la carta leggera, la copertina lucida della collana Grandi Bestsellers; e in trasparenza vedo un mondo di editor che scrivono e riscrivono a comando, dividendosi il lavoro per capitoli; direttori editoriali che fissano scadenze per la prima, seconda, terza ristampa, il lancio natalizio, la promozione estiva dell’edizione economica, perfetta da leggere in spiaggia con i lucciconi sotto l’occhiale da sole; dirigenti amministrativi che contrattano grandi anticipi e programmano come e in quanto tempo rientrare nelle spese; sceneggiatori che fin dall’inizio lavorano per la versione cinematografica (Gemma sarà Penelope Cruz, che vi piaccia o no; secondo me somigliava di più a Giovanna Mezzogiorno. Regista, indovinate un po’? Sergio Castellitto).
Mi dispiace, ma non mi fido.

domenica 14 novembre 2010

Boleo

giovedì 4 novembre 2010

Tutti i figli di Dio danzano

More about Tutti i figli di Dio danzanoSi comincia a leggere, ed ecco apparire uno dei mondi surreali che Murakami sa così bene evocare; ma non c'è poi abbastanza tempo per ambientarsi e cominciare a capire il luogo e le sue regole, per essere sconfessati e perdersi di nuovo, e una volta disorientati abbandonarsi alla lettura sospendendo il giudizio realistico e farsi trascinare dalla corrente... Manca insomma il bello di leggere Murakami. I racconti sembrano, tutti, abbozzi di romanzo; alcuni forse lo sono, o ne sono piuttosto il ricordo. 
Curiosamente, l'ultimo racconto contiene il ritratto di un giovane scrittore incapace di affrontare la vita reale, né di scrivere altro che racconti brevi, senza respiro, senza coraggio. Per l'uomo, l'esito è felice; lo scrittore, diventa alla fine Murakami romanziere.

mercoledì 15 settembre 2010

Frivolezza

Glam Shine Blush Dazzling Glamorous Lip-Pumping Effect

(Scritto sulla confezione di un lucidalabbra trovato come omaggio in una confezione di shampoo. Le maiuscole sono nell'originale.)

sabato 11 settembre 2010

Parole tout-court

In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste, con la punteggiatura nei posti giusti in modo che possano dire quello che devono dire nel modo migliore.


[Raymond Carver, Il mestiere di scrivere]

mercoledì 8 settembre 2010

Potere (delle parole)

Vi sposerete presto, disse Adelina a un tratto.
Le due restarono con la falce in mano a guardarla: E tu come lo sai?
L'ho visto lì rispose Adelina, indicando col dito due uccellini che giravano in tondo attorno alla cima di un pioppo. Quello è un anello di matrimonio.
Cosa?
Le due abbandonarono la falce e le si fecero vicinissime, e la assediarono di domande. Come, dove, quando, con chi?
Adelina allora si rese conto di aver scatenato una tempesta nell'animo di quelle due. E capì allo stesso tempo di aver commesso un grave errore: si era svelata per quello che era, una ianara.
Cercò di rimediare.
Ma scherzavo, disse, fingendo di ridere. Davvero ci avete creduto?
Le due ragazze, però, neanche la sentivano, e insistevano: e cosa hai visto? e com'era? e fra quanto?
Non ho visto niente, cercava di convincerle Adelina, ho detto così perché siete giovani e belle ed è normale che un marito lo troverete.
Allora le due smisero di fare domande e ripresero a falciare, ma poiché le parole, una volta dette, non possono essere ritirate, e agiscono e producono effetti in chi le ha ascoltate, nel fondo dei loro pensieri si produsse qualcosa che era insieme speranza e certezza. Così eccole ridere per niente, farsi più sfrontate, provocare i maschi che lavoravano nei campi e che erano venuti anche dai paesi vicini per la mietitura.
Diventarono anche più belle, perché la speranza accese i loro sguardi e perfezionò il loro portamento, che divenne più eretto quando con le brocche o i cesti sulla testa passavano davanti ai contadini.
E il tre settembre, festa di san Gregorio, le due ragazze, già con le pance, si sposarono nella chiesa di Sant'Eustachio.


[Licia Giaquinto, La ianara]

martedì 7 settembre 2010

Kafka sulla spiaggia

More about Kafka sulla spiaggiaCome in "La fine del mondo e il paese delle meraviglie", due storie convergono. Forse. Forse convergono. Forse sono due. 
Più si procede nella lettura, più la narrazione coinvolge, avvolge, disorienta; fino a quando si smette di cercare il significato e ci si abbandona semplicemente alla lettura, ci si arrende alla corrente. 
Poi, l'unico modo di uscirne è arrivare alla fine.

martedì 24 agosto 2010

Angoli



Nell’universo c’è un unico angolo che potete essere certi di migliorare e quell’angolo siete voi.

[Aldous Huxley]